Almost everything was created in recent years. The rest crumbled to dust in past lives within this one.

I am not a musician, nor an artist, nor a writer.
Everything I do stems from a sense of urgency, and I share it because, in nature, nothing is sufficient unto itself — everything is connected.

May 19, 2026

mouth sector - La macchina

April 15, 2026

mouth sector - Ibis

March 25, 2026

mouth sector - Molto rumore

February 27, 2026

mouth sector - Paralisi

February 27, 2025

ear sector - Ossa

Ear

Tym Frost


Ossa Tym Frost

Ossa (February 22, 2026) -Released by Death in Venice DIVP67-2026

Void Dealer Tym Frost

Void Dealer (September 21, 2022)

A Square Sun Tym Frost

A Square Sun (February 23, 2022) -Released by Sounds Against Humanity SAH043

There is No Oxygen Here Tym Frost

There is no oxygen here (November 27, 2021)

Toot Tym Frost

Toot (February 25, 2021) -Released by Casetta Records

w/ Return Trip Effect


A Different Kind of Nothing

A Different Kind of Nothing (April 19, 2023)

w/ Koney DJ


L.P.G. - Koney DJ - Tym Frost

L.P.G. (January 15, 2023)

w/ Megasole


Elementa Feat. Tym Frost

Elementa -Feat. Tym Frost (December 28, 2022)

Caustica


Desert Procession CAUSTICA

Desert Procession (May 6, 2022)

Event Case (2019)
Low Oxygen Level (2018)
Dark Tale (2017)
Snakes (2017)
Uranus Equinox Hike (2016)
Skeletal Omen (2016)
Transindustrial Hungher (2016)
Approaching Dusk (2015)
Notturno (2015)
Artificial Constellation (2015)

NeroBOT


Psychic Rehab NeroBOT

Psychic Rehab (November 27, 2017)

Electricks NeroBOT

Electricks (September 23, 2014)

Apparatus (early tracks 2005-2008) NeroBOT

Apparatus -early tracks 2005-2008 (December 17, 2013)

Remix


Erik Strauss Empty Space NeroBOT Remix

Erik Strauss Empty Space Remix (October 7, 2019)

One Step In The Pit


Daemonds One Step In The Pit

Daemonds (November 2, 2012)

Maelstrom


Maelstrom November Lodge

November Lodge (2002)

Dancing Thy Silence

Unrest

No More Tears

Asteroids

Last Lustful Vow

The Whirled n-trance

Eye

Audiovisuals


Al Azif urban view Tym Frost

Al Azif [urban view] (July 27, 2022)

Aitheria v.ext Tym Frost

Aitheria [v.ext] (July 22, 2022)

A Square Sun Tym Frost

A Square Sun (April 20, 2022)

Complex Tym Frost

Complex -glitches by Massimiliano Crosera (March 23, 2022)

Talking Box NeroBOT

Talking Box (November 27, 2017)

Paintings


Fabio Todeschini

Fabio Todeschini (2017)


Erik Strauss

Erik Strauss (March 09, 2017)


From the past self-portrait

From the past -self-portrait (April 16, 2017)


The thought self-portrait

The Thought -self-portrait (April 16, 2017)


The Threshold (Fumegai)

The Threshold -Fumegai (March 12, 2017)


Silentium self-portrait

Silentium -self-portrait (1998)

Mouth

La macchina (February 5, 2026)


Sto aspettando che si muova.

La notevole macchina giace in questo spazio.
Fluisce rinnovata la vita che al buio sognava
in un’atmosfera di piombo, di buio metallo.
Non di questo mondo, non di questo tempo.
E’ un totem che forte mi cinge la mente.

Sto aspettando che si muova.

Morbidi sguardi a secoli di distanza.
Lungo l’accurato studio della forma,
sotto l’innumerevole peso della macchina.
Con forza la spingo e con vigore le parlo.
La macchina non si muove, non un lamento.

Nessuna luce, non un brusio, nessun ticchettio.
Lucente il sarcofago mi guarda e sorride
con il sorriso di chi un volto non ce l’ha.
E’ una vuota speranza colma di desiderio
questa fame di giacere sazio con lei.

Sto aspettando che si muova.

Determinato canto incanti a forte voce.
Inginocchiato dichiaro chiara l’intenzione
guardando attento lungo il corpo muto.
Staticità e nero silenzio, penso.
E’ torpedo che si accende in un lampo.

Sto aspettando che si muova.

Decido di smontarla e a terra collezionarla.
Sembra un cielo nero con le stelle.
Io la smantello e lei mi fissa
in un piacere a doppio senso.
Non una parola, nemmeno un lamento.

Sto aspettando che si muova.

Come la luce del giorno fa la notte scura
giunge atteso il tempo di creare ancora.
Con delicata passione ridisegno la struttura,
seguendo attento la guida della sua natura,
una parete dopo l’altra, una chiave alla volta.

Sto aspettando che si muova.

Rivoluzione degli occhi per l’incanto.
Ardente splende manifesta innanzi.
Cadono il sensi di luce e parole.
Vederla in movimento ha perso ogni senso
sotto l’esame del monolitico sguardo.

Non ho bisogno che si muova.

D’incendio consacro la sua bellezza.
Che possa splendida ardere solenne.
In planetaria comunione di antica intesa,
brucia come incenso sacro al tempo
e in cenere è il mio tempo al rogo suo.

Brucia, bellezza! Brucia!

Ibis (January 26, 2026)


Pallido assaporo il momento.
Il dolce è un tormento.
In silenzio non faccio un lamento.
Un ibis si nutre sgomento
del mio corpo che un tempo
riposava in giardino contento.

Con ocracei occhi mi osserva ansioso.
Non voglio fermarlo, son troppo curioso.
Lo guardo e lo prego di esser’ operoso.
E la mia pelle indossare orgoglioso.
Che spaventi mortale il tempo morboso
come spuma di sangue nel mare chiassoso.

Ho un becco lucente e mi sento rinato.
La prossima vittima mi aspetta sul prato.
Se solo sapesse il dolore provato,
mi scaccerebbe con forza togliendomi il fiato.
Invece m'accoglie e mi bacia fin tanto
che smembrato l’amore canti un canto intonato.

Molto rumore (January 24, 2026)


è richiesta assistenza
si richiede un nuovo modo
per svuotare questa testa
qui lo spazio sta finendo
il desiderio chiede aiuto
non voglio essere rapito
assorbito e assordato
il rumore dei loro corpi
deve essere fermato

intenzioni disturbanti
con progetti e obiettivi
tra le corse disperate
giù nel futuro tra i declivi
grassi orfani del passato
che non sanno dove andare
per trovare un gran finale
una vita sempre a caccia
malattia autoimmune

non voglio essere tracciato
lasciate andare la mia mano
non desidero salvezza
solo stasi e muto vuoto
io cammino lentamente
attraverso il grande piano
uno spettro sconosciuto
diluito poco a poco
distillato trasparente

calcolando vanno avanti
costruendo simulacri
si distraggono balbettando
inciampando su se stessi
in una vita di fatiche
lungo un viaggio estenuante
in un gioco per adulti
seri in volto con la neve
invece è cenere sospesa

ora ho solo un desiderio
è un pensiero che mi piace
è un metodo letale
un antidoto al rumore
mi rifugio qui al sicuro
sono in fondo a questa via
grida pure quando arrivi
ti aspetto in piedi
non fare tardi

Paralisi (January 19, 2026)


Ho una testa tra le mani
a cui non riesco più a pensare.
Non ricordo cosa fare.

E’ un pensiero che conosco,
ma ho paura di ricordare.

Ho due occhi tra le mani
che non riesco più a vedere.
Non ricordo di chi sono.

E’ uno sguardo che conosco,
ma ho paura di guardare.

Ho una bocca tra le mani
a cui non riesco più a parlare.
Non ricordo cosa dire.

Son parole che conosco,
ma ho paura di recitare.

Ho un corpo tra le mani
che non riesco più a usare.
Non ricordo se si muove.

Ha una forma che conosco,
ma ho paura di abitare.

Ho una vita tra le mani
a cui non riesco più a cantare.
Non ricordo se respira.

E’ un inganno che conosco.
Credo proprio volerò.

Il vecchio mondo (January 12, 2026)


Voglio vivere un’altra notte,
un’altra notte tutto il giorno.
Voglio tornare in quella casa
coi giocattoli in frantumi.

Voglio essere nel cerchio,
tra le fiamme di quel rifugio.
Voglio una sala per danzare
un altro valzer coi leoni.

Voglio sentire le risate
sotto una coltre di cipressi.
Voglio maledizioni e cantilene,
odi, urla e tasso in fumo.

Voglio l’errore nell’evoluzione,
il fiore che non è mai nato.
Voglio una casa abbandonata,
il colore dall’altro lato.

Voglio il cancello spalancato,
l’apocalisse tra le mani.
Voglio le premure di un buco nero.
Quanti anni son passati?

Voglio una pioggia di asteroidi
che infiammi questa notte.
Voglio ancora la tua visione
che mi soffochi il sorriso.

Voglio sentire quel profumo
che spalanca la giornata.
Voglio un’altra ribellione
per concludere la serata.

Voglio un camino ancora acceso
che valga la pena di un sospiro.
Voglio morire tra i viventi
per non vivere in mezzo ai morti.

Voglio osservare da vicino
il vecchio pesce senza testa.
Voglio chiudere all’esterno
la speranza in carne e ossa.

Voglio spegnere la luce
sul tempo ormai passato.
Voglio divorare l’intero spazio
che mi ha turbato e separato.

Di notte (December 26, 2025)


Dalla fine del fiume.
Dal fondo del lago.
Dall’orrido nel bosco.

Dalla tessera d'oro sul muro di pietra
i suoi occhi donano due lune a questa notte.
Trafiggono l'opaco paesaggio senza voce.

Crollano le difese della diafana finestra
sopra al sontuoso giardino d’onice,
prima dell’ultima guardia di lance.

Tra le dita d’un tratto in frantumi
del capitale legame l’anello finale.
Cade al tramonto l’ultima speranza.

Piomba severo l’alieno terrore
e d’istante si spegne l’ultimo lume.
La notte immobile trattiene il respiro.

Non passa un filo di luce.

Dall’estinto camino la fiamma è rubata.
Arresa è la stanza privata e svuotata.
In ossa la casa muta le mura.

Rapida evade l’ansiosa creatura,
custodita da tempo all’interno con cura.
Pallida e lieta precipita in pace.

Languida e veloce discende sicura
nell’aritmia del richiamo vertiginoso,
lungo la verticale di resti infiniti.

La tessera d’oro d’un tratto si spegne
e il villaggio stordito resta a guardare
quel corpo celeste che cade nel vuoto.

Attraverso le gentili felci solenni,
disintegrandosi nella prima notte
nell’abisso nel bosco di larici antichi.

In comunione a testa in giù.
Alla velocità della luce.
In profondità.

Cammino (December 21, 2025)


“Il sole sta morendo” suggerirono le acque
“Il sole sta morendo” annunciò la foce
Schiena alla luce e volto alla notte
Immobile di fronte al buio
Labbra sigillate e occhi spalancati
Il profumo della terra gli riempì le stanze del cranio

Nel lampo dell’azione
Il meccanismo s’innescò
La macchina si mosse
Quella volta non stava dormendo
Sapeva di essere sveglio
Faceva troppo freddo per essere un sogno

Dalla foce lungo la benevola palude
Dalla pianura al campo di grano
Il miraggio della valle prima del bosco
Fin nella foresta prima delle bianche vette
Andamento regolare e chiaro
Pulsazione che regola l’espansione

All’usignolo donò gli occhi per trovare la strada
Alla iena versò il sangue per dissipare la violenza
Al lupo cedette le gambe per riunirsi ai fratelli
Al cervo lasciò la lingua per acquisire il silenzio
Alla vipera offrì le mani per aprire la porta
Abbandonò il cuore lungo il cammino

Sulla cima si decapitò
All’apogeo al di fuori del dominio
Alla luce della prossima fase
L’eterna vetta mutò in diamante
“Il buio ritornerà” suggerirono le rocce
“Il buio ritornerà” annunciò il crinale in fiamme

Schiena alla notte e volto alla luce
Immobile di fronte all’alba
Cantò ad occhi chiusi
Il profumo dell’aria gli riempì le stanze del cranio
Le urla delle foci assordarono il pianeta
Le lacrime degli animali sommersero le terre

Tra i binari (December 15, 2025)


Mi aggiro al loro interno come un bambino curioso,
osservo cosa accade e memorizzo i movimenti:
ormai conosco con precisione il moto dei loro organi.
Come costellazioni, uniscono i cieli
attraverso strutture sempre in ascolto sulla soglia.
Tra strilli d'acciaio, risate e rumore,
recidono il tempo e suturano lo spazio.
Cammino lento e guardo due volte.
Frasi mozzate e vani segreti si celano,
in queste maestre di viaggio, in queste insegnanti severe.
La frase non trova un finale e l’orchestra d’un tratto si ferma.
Come nella frattura della vita si allevia il dolore,
di scintille s'infuocano i loro occhi trafitti.
Incoscienti spettatori nelle corti di confine
si saldano e disciolgono negli umori dei corpi,
in seducenti tremori di contorte emozioni.
Grandi sono le fatiche che sopportano i passeggeri.
Graffiano le porte e si lamentano come animali mortali, fin troppo coscienti.
Dopo secoli di solitudine, benedetti sotto alla volta di cemento armato
finalmente si ritrovano di nuovo stranieri.
Felici di potersi strangolare ancora,
con lo sguardo verso i gelidi fiumi dei binari nel tempo,
così freddi e veloci da tagliar loro la testa.
Lieti di poter camminare sui tappeti rossi,
stringono nastri di sangue attorno alle vite.
Così stretti e affilati da arrestare il cuore e mozzare il fiato.
Si raccomanda di fare attenzione alla linea.

Metamorfosi (December 10, 2025)


Un'altra notte di nebbia stava arrivando.

Sapeva bene cosa stava accadendo.

Nuova fase in arrivo e la linea si sfoca.
La pupilla è un orrido e la pressione è in salita.
Nell'aria, l'odore della nuova carcassa
è un profumo di fiori che sigilla la valle.

Non perdeva la testa, le braccia o le gambe,
ma uscendo di corsa, perdeva la chiave.
La casa crollava e con essa il domani
di una vita passata tra lamenti e passioni.

Neonato è il serpente con la coda passata,
riesumato dal tempo nella fossa nel mezzo,
nell'imprevista metamorfosi al centro del tunnel,
la piccola creatura riposava in silenzio.

Univa i puntini per rivelarne la forma
e nell'esito incerto s'affannava a contare,
ma agli occhi del tempo era un bianco fantasma,
che seguiva le luci senza trovare l'uscita.

"Ascoltami" disse la voce alla radio.
Calma e distorta, la voce esclamava
all'inquieto viandante che non trovava la pace,
che del passato ormai vedeva solo le tracce.

La voce insisteva, doveva smuovere il corpo:
"Conosci la strada, sai il da farsi, muovi le gambe, qui non puoi stare"
"Il suono è in arrivo e tu devi cambiare, partire di nuovo, in vita mutare"
"Presto! Veloce! Ora devi uscire! E' la notte perfetta, più bianca del gelo"

E' prevista nebbia intensa fino a domani.

Vedeva i suoi volti perduti nel tempo,
opache le forme e blandi i legami,
i lineamenti sbiaditi dei momenti passati.
Con rabbia piangendo, stringeva il bagaglio.

Manca poco all'imbarco, è il gesto che conta.
Non evocar nostalgia o altri tranelli:
uccidono l'Ora e poi ti lasciano a terra!
Ti rifletti nel vuoto quando nasci di nuovo.

Sarà ancora tutto diverso, come prima.

Uguale a una volta e diverso da ieri.

Ricordo (December 6, 2025)


È una croce di strade
Una fortezza tenace

È un saldo ricordo
Un sepolcro fiorito

Di scorpioni una culla
Un'ondata di sangue

È un incantesimo, dicevano
Una maledizione, gridavano

Estate dei morti
Sui campi ormai stanchi
Tra oziosi sentieri
E alberi in pace

È calore del sole
Che brucia le vene
È oggetto di culto
Il regalo segreto

Quei candidi occhi
Che ti osservano freddi
Son cicatrici nel tempo
Sull'immobile corpo

Accanto a me dorme
Quel sogno lontano
Quando voglio lo sveglio
...resta con me

Anatomia (sometime in 2017)


Ci sono alcuni giorni in cui l'anatomia del mio corpo è molto simile a quella delle nuvole.
Quale sia la sua forma dovreste chiederlo agli abitanti che vivono sotto alla terra.
La loro gravità è la chiave nel buio.

La Mente (2021?)


E' la folle Mente
che, decisa, mente
dicendomi che è la lente
che mi fa sembrar dormiente,
ma io non ho più sonno
e finalmente sento splendente
la raffinata Mente.

Io non sono (May 21, 2019)


"Tutto quello che vi ho detto è stata una menzogna. non sono chi credete io sia, non conoscete il mio nome, le mie inclinazioni sono completamente diverse."

"Non riusciamo a capire. Ci hai mentito per tutto questo tempo, su tutto?"

"Si, esattamente. E vi dirò di più: tutto ciò che ora vi sto dicendo, questa volta. potrebbe essere vero."

"Ma ti rendi conto della gravità delle tue affermazioni?"

"Si, assolutamente, ma io vi chiedo: non siete felici per ciò che avete compreso?"

"Come puoi anche solo pensare una cosa del genere? Certo che no! Sinceramente (e penso di parlare a nome di tutti) siamo abbastanza increduli, sconvolti, incazzati."

"Ma io invece vi dico: io vi ho appena liberati. Vi ho liberati dalle vostre idee nei miei confronti, vi ho liberati dall'amore che alcuni di voi provavvano nei miei confronti, chi mi odiava può finalmente liberarsi da questo peso, chi non mi trovava interessante potrà finalmente conoscermi e potrò forse regalare loro nuovi ricordi in mia compagnia. Domani, potrete conoscere una nuova persona, se mi incontrerete, ma oggi io vi dico: io non sono qui, io non sono, ma sopratutto io non ero, e con me se ne va una parte della vostra vita che potrà essere nuovamente vissuta."

Il giorno dopo qualcuno lo uccise per strada, e le loro vite cambiarono ancora, per la seconda volta in due giorni.

L'ultimo (March 31, 2017)


Si girò e non vide più nessuno dietro di lui.

Da quel giorno non vide più nessuna macchina dietro di lui nelle strade, nessuna persona dietro di lui a passeggio nelle città, nessun cliente seduto ai tavoli dietro di lui nei locali, nessuno dietro di lui nelle file alle tavole calde, negli uffici o a teatro.

Si rese conto di essere l'ultimo, e quel momento di sollievo lo accompagnò per tutto il resto della vita.

Fuorilegge (March 16, 2015)


Prendetelo, fermatelo, arrestatelo!
Mossa intelligente venire alla festa con i colori dell’altra fazione.
Quali colori? Quale fazione?
Non capiva cosa stesse accadendo
e per questo non si stava arrendendo.

I colori che porti, i vestiti che indossi
vedrai che del cranio ti romperem gli ossi,
amici, fratelli, non comprendo l’offesa
politica o sport su di me non fan presa

Non comprendo per niente di quel che parlate,
tra aule e spalti v'affannate e gridate,
perché della vita credete far parte
parlando di passione, d’amore e poi d’arte

Non state mai zitti e volete ordinare
e invece siete schiavi del vostro ciarlare.
Parli di silenzio, lurido verme?!?!
Ragazzi tenetelo! Le braccia ben ferme!

In ginocchio e in un angolo si sentiva il ragazzo,
ma dopo le botte capì chi era il pazzo,
lo schiavo del Caos disciolto nel Vuoto
inerte alla luce, in fondo al suo porto.

Ragazzi siete morti, perché credete in qualcosa.
Il suono del ferro e la canna si posa.
Nel negozio credete di vivere in pace
Invece io lotto e mi faccio tenace.

Se voi combattete per ciò che credete
io invece passeggio e soddisfo la sete.
non penso, non vivo, io sono un’essenza
controllate sul fondo la vostra scadenza.

Se credete nel tempo
vi sembrerà prematuro,
ma il momento è arrivato
per il graffito sul muro.

L’angelo di piombo
attraversò le cervella
ed il ragazzo si volse
all’ultima stella.

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